Testimonianze
Testimonianza di Manushaqe Berisha
Sono nata e cresciuta in un tempo che in Albania, sotto dittatura comunista, non si parlava del Signore perché, si diceva, non esisteva. Vedevo però mia nonna che pregava Allah 5 volte al giorno.
All’età di 18 anni, nel 1990, era mia convinzione che qualcuno doveva esserci al di sopra di tutto e a cui bisognava rendere conto. Così ho iniziato la mia ricerca.
Dapprima ho cominciato a leggere il Corano e altri libri che parlavano di Allah cercando anche di mettere in pratica gli insegnamenti che mi trasmettevano. Da queste letture ho fatto una scoperta sconvolgente quando ho letto che: “se commetti un peccato, Allah la prima volta ti perdona, se la ripeti devi pagare, non c’è più perdono”. Così ho cercato con tutte le mie forze, con il mio comportamento e con le buone opere, di piacere a questo Dio di cui ero alla ricerca. La delusione però era grande non essendo io capace di soddisfare, con le azioni e persino nei pensieri, le aspettative di Dio. Questo faceva affiorare in me il pensiero dell’inferno.
Nel frattempo nel mio paese era arrivato un gruppo di cristiani che portavano aiuti in tutta l’Albania. La mia famiglia ha avuto il suo pacco e dentro, oltre ai generi di necessità, ho trovato il Nuovo Testamento.
Era il mio primo contatto con la Parola del Signore. In pochi giorni l’ho letto e soprattutto il versetto di Giovanni 3:16 mi aveva molto colpita. Nonostante questo, però, avvertivo un senso di delusione. Dio ha tanto amato il mondo…ero talmente nel buio da non capire che Dio amava anche me. Pensavo che Gesù fosse morto solo per i cattolici.
Questa mia convinzione sembrava togliermi ogni speranza e mi struggeva l’anima. Ho quindi cominciato a gridare al Signore e a cercarlo con tutto il mio cuore. Ho pregato ogni giorno per sei mesi, e infine il Signore ha ascoltato la mia preghiera.
Lavorando come insegnante a Babbru, nella periferia povera di Tirana, sono venuta in contatto con alcuni fratelli di Tirana tra cui Enver che in seguito diventerà mio marito, e il fratello Salvatore Corcelli entrambi impegnati nell’evangelizzazione.
Era il 1994 e nella scuola era stata organizzata dai fratelli di Tirana la proiezione di un film su Gesù.
Quel giorno ho capito che Gesù era morto per me, che aveva pagato per i miei peccati, e che se credevo in Lui non c’era più nessuna condanna.
La gioia che avevo in me era incontenibile, non aspettavo altro che arrivare a casa e inginocchiarmi davanti a Lui. Ho trovato un posto nascosto dai miei famigliari e ho pregato, ho dato il mio cuore al Signore. Non sapevo parlare bene, ma ho ringraziato Gesù che era morto al mio posto, e che era diventato il mio Salvatore e Signore.
Alla gioia di essere stata perdonata e di aver aperto il cuore al Signore, si univa ora un senso di paura per quello che avrebbero detto i miei famigliari e mio padre in particolare.
Dopo due mesi ho preso coraggio e ho detto a mio padre che credevo nel Signore Gesù. Dapprima lui non credeva fosse una cosa seria ma appena resosi conto della realtà è cominciata la guerra in casa.
Mi controllava continuamente e cercava di capire dove tenessi la Bibbia, mi ostacolava nel seguire gli incontri con i credenti e non voleva assolutamente che parlassi ad altri di Gesù.
Un giorno mi disse : “devi decidere, o butti la Bibbia, o ti butti dal ponte”. Non mi sono buttata ma leggevo la Bibbia nascosto finché ho trovata il coraggio per dirgli che mi poteva fare di tutto ma non avrei mai rinunciato a Gesù che era nel mio cuore.
Nel 1995 mi sono sposata e insieme al mio marito, dopo aver lasciato il lavoro di insegnante, ci siamo dedicati completamente al servizio missionario per far conoscere, soprattutto ai nostri connazionali, l’amore di Cristo e il messaggio di salvezza.